A Milano oggi piove,
quella sua pioggierellina tipica, che non lava nulla, ma bagna la testa, che non sai se comperare un ombrello per strada, per poi perderlo il giorno dopo, o azzardare il rischio che il diluvio arrivi davvero.
Sono passate due settimane dall'introduzione dell'ecopass e la città sembra ancora una volta essersi assestata, niente di grave, né grandi disastri, né aria di montagna, come chiedeva uno dei lettori del forum di Repubblica, in cambio della fatica fatta per conquistarsi un codice.
Nell'anno di Chernobyl temevamo la pioggia, che avrebbe fatto precipitare le particelle radioattive spinte dai venti dentro una nuvola, in giro per l'Europa.
Negli anni successivi abbiamo aspettato la pioggia per veder scendere i valori delle polveri sottilli nell'aria e poter ricominciare a usare la macchina non solo i giorni dispari.
Poi abbiamo avuto gli anni di siccità, con gli svizzeri che non aprivano le dighe e la pianura che si sbriciolava riarsa,
oppure le aprivano in una notte e ci si ritrovava con le alluvioni, e le case costruite in golena venivano spazzate via,
la gente piangeva il disastro davanti alle telecamere e chiedeva un risarcimento, per la sua casa abusiva. Per averlo aspettava anni in prefabbricati, abusivi anch'essi.
di pioggia ne abbiamo vista tanta, sempre piuttosto grigia, e la città si è sempre assestata, perchè questa è una città che si assesta, passa attraverso grandi trasformazioni, ma non è mai, da secoli, per lei qualcosa di sconvolgente, non crolla mai veramente, e non prende mai sufficiente rincorsa per un vero balzo in avanti.
Si incupisce e si svende, si inasprisce, ma tende anche la mano, senza grandi clamori, agli ultimi,
si rimbocca le maniche e costruisce gli inceneritori che servono, non esagera però con la raccolta differenziata, perchè non ha mica tempo da perdere, e poi quella è roba da fanatici...
speriamo domani ci sia il sole, e ci porti pensieri costruttivi
con la primavera, poi, viaggeremo un po' di più e avremo nuove storie da raccontare.