Utente: exmapis
Le città sono divenute straordinariamente complicate, e per questo è difficile parlarne in termini generali; non è più possibile trovarsi d'accordo nemmeno su che cosa può essere considerato una città. Amin e Thrift 2001


L’idea è di Alessandra, che ha fatto ciò che serve per costruire il blog e per farlo funzionare; i contenuti sono anche di Nicola che riconosce da lontano di cosa sono fatte le finestre; e di Andrea che tutte le settimane, con ogni mezzo, attraversa città dalla Brianza all’Adriatico; Edoardo con le sue foto ricorda ogni tanto a tutti, che esistono altri punti di vista;

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venerdì, 14 dicembre 2007

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faccio questo post solo per creare le categorie...ho stupidamente cancellato la prova di nina!

postato da: exmapis alle ore 10:52 | link | commenti (4)
categorie: libri, racconti, audio, materiali
giovedì, 13 dicembre 2007

SEI GRADINI SOTTO IL MARCIAPIEDE

SECONDA PUNTATA
Nella via si parla, non molto per la verità, dei nuovi inquilini. I più giovani si domandano:
“vorrei vedere il contratto d’affitto che gli hanno fatto per quella cantina! Chissà quanto gli spillano!”
Due anziane signore:
“Ma li ha sentiti? Lavorano giorno e notte!”
“E già, sun propi bravi, ma lo sa quanto li pagano!? 200 lire al pezzo!”
“Povera gente. Mi ghe l’ho deto l’alter dì, ma lasiateli venire in cortile a giocare quei bambini lì, pore gioie, sempre sottoterra!”
Per una volta ancora, i bambini possono sfuggire all’esistenza invisibile e per qualche ora in più restare nella vita di sopra, al livello della strada, del cortile, degli amici. Possono salire quei sei gradini che separano il visibile dall’invisibile.
Sono quei gradini la causa dell’imbarazzo di chi li accompagna a scuola. È un compito fondamentale, un onore e una grande responsabilità. Bisogna avere l’abito adatto e conoscere l’italiano, non si sa mai, nel caso ci sia qualche avviso da leggere, o la maestra voglia parlare coi genitori. Bisogna fare attenzione, che ai bambini non capiti niente di male, attraversare la strada con prudenza, arrivare puntuali.
Ma soprattutto bisogna salire quei gradini, entrare nel mondo visibile, così caotico, così diverso, dove tutti ti guardano strano.
All’inizio era più facile, certo sapevano poco la lingua e ancora sbagliavano strada, ma i bambini erano più piccoli e si fidavano ciecamente, erano ingenui allora.
Una volta, la prima in cui li hanno portati in centro città, era una domenica poco prima di Natale, tutto brillava di decorazioni luminose, alberi enormi addobbati erano dovunque, e faceva freddo, un gran freddo. Hanno portato i bambini a fare un giro nel grande magazzino, il più bello della città, che a Natale esagera con le decorazioni. Erano in due ad accompagnarli, avevano tirato a sorte, avevano solo due permessi di soggiorno e potevano uscire di casa solo a turno. In quelle settimane natalizie la polizia si accaniva sempre di più con gli stranieri. Forse per ripulire le strade per lo shopping, o per aumentare, entro la fine dell’anno, il numero degli espulsi da registrare nelle statistiche. Comunque non potevano rischiare. Nel negozio erano stati tutto il pomeriggio, su e giù per le scale mobili. Non si era neanche posto il problema di comperare qualcosa, era chiaro a tutti, grandi e piccini, che quella roba era al di fuori della loro portata. Alla fine, dopo un’ora nel reparto giocattoli, si erano avviati all’uscita, ma una delle bambine, interdetta, si era fermata e aveva domandato: “ Ma non dobbiamo pagare?”
“ Per cosa?”
“Per tutto quello che abbiamo guardato”
Ma quelli erano altri tempi, allora si sentivano ancora completamente genitori.
Adesso invece erano i bambini a saperla lunga, a parlare coi negozianti quando si faceva la spesa, e anche tra di loro, a volte, comunicavano in italiano. Accompagnarli a scuola era diventato come fare da scorta a un tesoro, a un investimento. Quello per cui loro, gli adulti, lavoravano giorno e notte. Non che i bambini fossero diventati superbi o maleducati, anzi pur nell’entusiasmo e nella felicità che li travolgevano lungo la strada, prestavano sempre attenzione a non mancare di rispetto al grande che era con loro. Era proprio questa la stranezza, gli altri scolari erano di cattivo umore e dispettosi la mattina presto. Non si preoccupavano certo di non disobbedire. Loro invece erano felici e, come per un tacito accordo, avevano cura di non mettere mai palesemente in dubbio l’autorità del loro accompagnatore. Anzi l’impressione era che tentassero di rassicurarlo sulla sua importanza. E cos’era questo se non la conferma che in realtà ormai l’autorità conta poco? Che si è intromesso qualcosa. Ormai fra loro c’è una distanza, in salita, di sei gradini. Che i bambini percorrono sempre con gioia, gli adulti, sempre con timore.
postato da: exmapis alle ore 20:37 | link | commenti
categorie: racconti

Sei gradini sotto il marciapiede

PRIMA PUNTATA

Ogni mattina i piccoli salgono sul marciapiede vestiti di tutto punto per andare a scuola. Gli zainetti colorati con le facce dei mostriciattoli, ultimi eroi dei cartoni animati. I capelli lucidi ravviati con cura, le bimbe con codini e trecce fermati da elastici e forcine, anche quelli con i pupazzetti dei cartoni, i bambini con un taglio corto corto, fresco di barbiere.

La somiglianza tra loro è tale che, ai nostri occhi occidentali, è difficile capire se sono fratelli, cugini, o semplicemente amici. Si aspettano l’un l’altro, impettiti sul marciapiede. Aspettano fino a che non è pronto anche il grande, che quella mattina li deve accompagnare a scuola, mamma, papà, zio, zia. Si vede che non stanno più nella pelle. Aspettano pochi minuti, seri, fieri del loro ruolo di studenti, ma soprattutto felici. È questo che si nota di loro, ogni mattina sono felici di andare a scuola.

Gli altri scolari che si incontrano per la via hanno facce assonnate, immusonite. Sono trascinati da un genitore, che li tira per un braccio o li fa avanzare con la voce, con rimproveri dal suono quotidiano, come pecorelle recalcitranti. Alcuni particolarmente arzilli sommergono il padre di domande o racconti complicatissimi, a cui richiedono partecipazione. Fino a quando lui, il babbo, che riescono a vedere solo la mattina, ad averlo tutto per loro, lungo quel tragitto, non dice:

“sì va bene, ma adesso cammina che è tardi!”

 

Ognuno ha un suo modo di percorrere la strada verso la scuola, ma nessuno ha negli occhi la felicità di quei piccini. Gli stessi genitori hanno espressioni differenti. La maggior parte non sembra affatto felice della levataccia a cui costringe l’orario scolastico. Le distrazioni del pargolo sono immediatamente tramutate in minuti di ritardo in ufficio:

“ma come non hai preso la merenda!? Ancora?! Anche oggi!, sei proprio il solito!”.

 

Quelle mamme e papà, o zii e zie invece sono affatto diversi, quando salgono sul marciapiede per accompagnare i bambini a scuola sembrano imbarazzati, un misto tra fieri e impauriti. Li trattano con estrema cautela, una sorta di disagio, per quelle creature che sono sì del loro stesso sangue, ma vivono sopra il marciapiede, salgono i gradini la mattina ed entrano in un’altra vita.

Una vita al livello del suolo, con aria, luce, sole e pioggia, vento e neve, quando c’è. Una vita visibile, fatta di scuola, in cui imparano la lingua del paese su cui camminano. Il sottosuolo invece ne parla un’altra. E non imparano solo la lingua delle emergenze o delle prime necessità, delle comunicazioni ufficiali, dei permessi di soggiorno, dei visti. Ma anche la lingua delle poesie e dei pensierini, dei temi e dei biglietti agli amici. Così la loro vita visibile si riempie di cose visibili, quaderni di scuola pieni di parole, compagni di classe, amici con cui parlare. È per questa vita visibile, che gli adulti conducono la loro esistenza invisibile, al di sotto del marciapiede.

 

Passando davanti allo stabile, d’epoca ma ristrutturato, stile vecchia Milano reciterebbe un annuncio immobiliare, passando di lì, dalle finestre rasoterra, sempre pulite e con le tende in ordine, si sente provenire incessante un particolare rumore, quello delle macchine da cucire. È un sottofondo costante, quando smette è per poco e sempre dopo lo sprigionarsi di un inconfondibile odore di cucina. Dopo che i bambini sono tornati da scuola.

postato da: exmapis alle ore 12:23 | link | commenti (2)
categorie: racconti

RODAGGIO

Dopo le prove, siamo passati al rodaggio, grazie a Nina che ha dato vita alle nostre immagini e le ha rese template.

Adesso viene il momento dei contenuti...

Non siamo ancora bravissimi a destreggiarci tra le categorie e gli archivi, perciò per ora pubblicheremo tutti i materiali sotto forma di post, che con la loro brava tag manderemo a sistemarsi in ordine nelle caselline, che trovate nella colonna di destra. Se qualcuno già ci legge e ha da suggerire dei sistemi migliori per caricare testi, foto, audio e per costruire una bibliografia, in questa fase di rodaggio i consigli sono più che graditi!

Seguono quindi alcuni post extralarge che manderò direttamente alla sezione RACCONTI

grazie a chi ci ha aiutato ad arrivare fino a qui e a chi magari già ci legge!

Alessandra

postato da: exmapis alle ore 12:06 | link | commenti
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